Crowdfunding Journalism

Scritto da Marina

Per festeggiare la giornata mondiale della libertà di stampa, Onlywebcandoit ha chiesto qualche opinione sul crowdfunding journalism a un po’ di persone che hanno voce in capitolo (o che noi riteniamo debbano o dovrebbero averne…).
Il primo a risponderci, l’altra sera, è stato Luca Sofri. Gli diamo il nostro benvenuto, anche perchè è il primo “ospite” di Only Chat, la nostra rubrica dedicata alle interviste.

OWCDI: Cosa pensi delle iniziative di Crowdfunding Journalism, ovvero inchieste giornalistiche finanziate dagli utenti della rete?
LS: Non so, tendo a giudicare le cose dai risultati e non per la loro natura o intenzioni. Quindi mi sembrano moderatamente interessanti, per ora.

OWCDI: Sottoporresti agli utenti della rete la possibilità di scegliere quale inchiesta realizzare?
LS: Non tanto: ho cara la responsabilità dei ruoli, e sono molto sensibile ai rischi di demagogia. Quindi vorrei che ci fossero giornalisti preparati e bravi che decidono loro quali inchieste realizzare.

OWCDI: Credi che questo potrebbe avere impatto sulle modalità di condurre un’inchiesta giornalistica?
LS: Immagino di sì: lo spostamento dell’equilibrio tra scelte delle élites e necessità o desideri del pubblico – si tratti di giornalismo, politica o altro – cambia molto il modo in cui quelle élites interpretano il loro ruolo, e la produzione di contenuti e idee conseguenti.


Luca Sofri è giornalista, conduttore radiofonico, scrittore e direttore del magazine “Il Post” e autore del blog Wittgenstein
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5 Responses to “Crowdfunding Journalism”

  1. eric7 scrive:

    Bella intervista. Anche se, con un po’ di malizia, leggo nelle risposte una sindrome Nimby da informazione. Internet è bello, perché è di tutti, è democratico e nasce dal basso, però le inchieste lasciatela fare a noi giornalisti. Insomma, non nel nostro giardino, se mi si passa la provocazione ;-)

  2. Marina marina scrive:

    @eric7: passi la provocazione, concordo però con Sofri sul bisogno di vedere i risultati, prima di capire se il modello funziona. Dove gli utenti sono chiamati a esprimere opinioni di esperienze dirette, spesso lo sharing funziona (mi viene in mente 2spaghi, sarà che ho fame!); nel caso dell’informazione, il formarsi dell’esperienza mi pare meno alla portata. detto generalizzando, s’intende.

  3. Fraq Fraq scrive:

    @eric7: anche io inizialmente ho avuto la tua stessa impressione. Ma in effetti il tema è sempre lo stesso: come spostare le “vecchie” professionalità sul web, che di per sè “è di tutti, è democratico e nasce dal basso” e come farle sposare con le nuove energie che prendono la parola grazie a uno strumento così facile. Il populismo citato da Sofri è dietro l’angolo, ma forse la soluzione non sta solo nei giornalisti bravi e preparati ma anche in una più ampia forma di “educazione” intesa come evoluzione della deontologia professionale. In questo senso, rendere conto a un gruppo ampio di finanziatori-lettori apre scenari nuovi, sicuramente da sperimentare.

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