Il ‘68 del web è finito?

Scritto da Sabrina

identità - Illustrazione di Marcovaldo

Siamo online, abbiamo almeno due indirizzi di posta, un profilo Facebook, un account Twitter, un altro su Linkedin. Poi siamo sulla chat di Gmail, Google Reader, Google Buzz e magari abbiamo anche un blog. Confondiamo i nostri nomi e cognomi da una parte con il nostro nickname dall’altra. Accediamo a Skype, su Msn, postiamo foto su Flickr. Siamo always on. Non ci ricordiamo più chi ci legge e dove, non sappiamo più a chi stiamo parlando, pensiamo di rimanere anonimi, ma il web è lo strumento della conservazione per eccellenza, lasciamo tracce in ogni istante, ogni volta che digitiamo qualcosa sulla tastiera è immediatamente catturato dal Dio Google che ci osserva. E quando Google indicizza, state ben certi che qualcuno ci cercherà e ci troverà, prima o poi.

In questo mondo in cui i confini tra la vita privata e quella pubblica si confondono, all’inizio ci muoviamo con scioltezza, poi iniziamo a sentirci “osservati”. Siamo quelli che hanno paura di pubblicare un commento colorito per paura che il proprio datore di lavoro lo legga, quelli che temono di scrivere qualcosa che offenda l’amico dell’amico dell’amico, quelli che paventano possibili ripercussioni sulla real life. Cerchiamo di sentirci liberi, ma sappiamo di non esserlo, non come vorremmo.

Personalmente, trovo le identità online altamente liberatorie. Credo che la possibilità di esprimere le mille sfaccettature della nostra personalità, ci renda più giustizia. Il problema è il giudizio sociale in arrivo, una volta che si sbatte in faccia al mondo se stessi senza inibizioni. E subito spuntano le conseguenze tragicomiche di questa liberalizzazione dell’Io. C’è una persona licenziata perchè “sparla” del datore di lavoro sul blog, un’altra richiamata perché si mette in malattia mentre su Facebook confessa candidamenti ai propri amici i bagordi della notte prima (complimenti agli amici che divulgano poi), le coppie che litigano “per facebook” e così via.

Quello che io mi chiedo è: ci si può frammentare in mille colori e con mille volti senza sentirsi minacciati dalla rintracciabilità delle nostre parole in rete? Quante gaffes avremo fatto online senza saperlo? Quante cose non scriviamo più perchè non possiamo? In definitiva, la mia sensazione è che più le piattaforme di condivisione aumentano, più gli utenti  tendono a controllarsi. Forse è finita l’era hippy in cui ci sentivamo una nicchia e abbracciavamo il web come fosse il nuovo ‘68, ora online ci siamo quasi tutti e pare che tocchi darsi un contegno e sistemarsi il colletto anche qui. Peccato.

Voi che ne pensate, è cambiato il vostro approccio alla condivisione online?

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13 Responses to “Il ‘68 del web è finito?”

  1. Fraq Fraq scrive:

    Mi manca Blimunda, la me stessa del tempo che tu chiami ‘68.
    Blimunda aveva mille amici in nessuna relazione tra loro, di reale c’erano solo 4 compagne di stanza che, tra l’altro, sono tutte ancora qui, su queste pagine. Vabbè…
    Sì, a me manca.
    Alla fine Blimunda l’hanno trovata, credo per colpa di un errore di fiducia. Giù la maschera e calci nel sedere, con tanto di insulti ad imbrattare un blog e pseudo fidanzate di pseudo fidanzati giunte a gridare l’amore.
    Il blog sta lì, che non parla più che parla poco, che si scoccia di essere letto da gente che gli regala un volto. Da chiudere, da lasciare, non lo so. Non lo so perchè Blimunda non elabora.
    Il resto è, ormai, Fraq e solo Fraq.
    Ma Fraq che elabora un progetto Contro Fraq e Pro Blimunda.

  2. Marina marina scrive:

    Nonostante il mio avatar, che mi concettualizza da troppo tempo per rinunciarvi, io penso che sia questo il momento migliore del web, il momento in cui ognuno ci mette la sua faccia ed è responsabile e autore riconosciuto delle cavolate che dice.
    Sembriamo meno liberi ma solo perché lo siamo sempre meno nella nostra quotidianità, e con quello dovremmo fare i conti.
    Il nickname che ci davamo, consentiva di sfuggire a una parte di questa dimensione schizofrenica delle nostre vite, con il risultato che le ricadute reali erano brucianti, che la dimensione di esperienza dei contatti web era inconsistente. Adesso invece stare in rete è diventato autorappresentazione continua, con tutte le difficoltà che ne conseguono: come ti autorappresenti? ci metti il privato o il pubblico? lasci fluire pensieri e parole o controlli (o censuri) ogni tua affermazione? mi pare di essere entrata finalmente nell’età adulta :)

  3. Fraq Fraq scrive:

    interessante post sul tema ;-) http://www.mantellini.it/?p=7896

  4. Sabrina sabkuntz scrive:

    Marina, da una parte condivido quello che dici, ma in questa età adulta del web non vorrei che si perdesse la genuina passione verso un mezzo che è contenitore di valori di libertà, universalità, libera espressione del pensiero e che invece si andasse verso la vetrina e la normalizzazione di questo mezzo, per assimilarlo agli altri e renderlo più innocuo. Non credo ci sia il reale rischio che succeda, ma avverto questa tendenza di utilizzo del mezzo a scopi perlopiù economici e poco valoriali. che pippone, eh.

  5. Marina marina scrive:

    interessante leggere come le motivazioni di sandrone dazieri continuino a essere contrastate (nessuno è d’accordo con lui, tranne quelli che per partito preso già biasimavano facebook) dagli ex “amici” di facebook anche sul suo blog. Come a dire: una volta che ci sei entrato non puoi uscirne e chiudere la porta. a quel punto anche il non esserci più, si vede.

  6. Marina marina scrive:

    @sabkuntz: secondo me il valore adesso è maggiore, perché oltre alle possibilità espressive ci si è aggiunta la capacità della rete di fare da cassa di risonanza di tante cose che nelle relazioni quotidiane non funzionano: se la gente si organizza on line per protestare contro una politica non adeguata al paese che rappresenta è “anche” perchè off line non ci sono più le piazze di paese, i bar-stringi-combriccola, i partiti e le loro sedi, eccetera eccetera. Se ci si organizza on line per valutare le aziende in base affidabilità, trattamento delle risorse umane, capacità di innovazione (vedi il progetto sopo) è “anche” perchè nel mondo reale nessun sindacato riesce a dialogare con i protagonisti attuali del mercato del lavoro, perché il sindacato stesso come istituzione è diventato obsoleto. Per me il vero ‘68 inizia ora, che non siamo solo nickname, ma numeri, masse, pesi.

  7. Sabrina Sabrina scrive:

    io su questo sono completamente d’accordo, e non credo che siamo mai stati “solo” nickname. ;)

  8. Marina marina scrive:

    giusto a dire che il dibattito è acceso: sul post (neonato quotidiano online) un brevissimo pezzetto senza firma (Assumersi delle responsabilità) spiega la volontà di consentire i commenti solo ai registrati, e lo fa citando un articolo del corriere.

  9. Gaetano scrive:

    Il ‘68 del Web non è finito e forse, come scrive Marina, deve ancora iniziare. Non si possono avere dibattiti, discussioni, idee, confronti anche per contenuti importanti con degli utenti anonimi o comunque nascosti dietro identità digitali poco chiare (vedi avatar e nickname).
    In Italia stiamo vivendo lentamente una sempre maggior consapevolezza del media Internet.

    Ma ci prendiamo i nostri tempi!

    - Quando era ancora un qualcosa per pochi eletti-smanettoni sembrava un Golem, distante dalla realtà, anzi ne creava un’altra parallela: basta pensare alle rappresentazioni cinematografiche con i vari Matrix.
    - Poi la tv, la radio e gli altri media tradizionali hanno cercato di portare Internet nell’analogico unidirezionale fonte-destinatario ad esempio con programmi tv che parlavano della Rete oppure con addirittura con gli ultimi televisori che hanno un accesso ad Internet ma con una navigazione ridotta attraverso “widget” che consentono di visualizzare contenuti ad esempio da Youtube e Flickr.
    - Negli ultimi anni anche le istituzioni e la politica stanno comprendendo la potenza del mezzo e si cerca di utilizzarlo al meglio (per ora con scarsi risultati).

    Ritornando al ‘68 e all’identità digitale credo che siamo di fronte ad una SCISSIONE (già in corso?): avremo sempre di più degli utenti che andranno solo su Facebook e pochi altri ‘canali’ di massa e quelle persone che invece, oltre ad essere dei semplici fruitori passivi, sono e saranno anche dei produttori di informazione, di servizi, di idee e quant’altro la Rete può offrire.

    Questa scissione è un fenomeno dovuto al fatto che esistono ancora molte persone che sono nate senza Internet e credo anche le cose cambieranno completamente quando ci saranno solo nativi digitali (cioè di tutte quelle generazioni nate con Internet in casa). In ogni caso sia i nativi che alcuni navigatori stanno assumendo sempre di più una “coscienza della propria identità digitale” che sta portando a mettere un nome e una faccia ai propri contenuti sul web abbandonando avatar e nickname. Forse piuttosto che gli scenari apocalittici di doppie vite analogiche e digitali (che fino a fatto Second Life?) stiamo semplicemente arrivando ad una maturità e consapevolezza del Mezzo per cui gli individui, non solo si lasciano identificare ma riescono anche a controllare, come nella realtà quotidiana, le diverse sfaccettature che compongono le nostre vite. Quindi sul profilo di Facebook si condividono amenità di ogni tipo e si escludono tra gli amici i colleghi e il datore di lavoro (se non lo avete fatto cosa aspettate?!?), mentre su altri social media come ad esempio Linkedin si condividono solo contenuti riguardanti la propria vita professionale.

    Internet non è qualcosa di ‘altro’ rispetto alla nostra vita reale. Internet fa parte della nostra vita, è un servizio che ci permette di essere informati sempre e comunque, ci consente di inviare un messaggio al mondo oppure alla propria fidanzata. Internet è un’estensione di quello che già esiste e per questo che ci dobbiamo mettere un nome, una foto e un indirizzo e-mail veri perché solo in questo Internet può diventare anche quel bar, quella piazza dove una volta si discuteva e si facevano comizi.

    Un movimento è costituito da un insieme di individui che si devono identificare e devono essere identificati. E’ questa la loro forza! Scrivere un messaggio anonimo o con un avatar fake su di un forum ha sempre meno peso rispetto ad un messaggio lasciato da Gaetano Anzisi.

    Sono stato un po’ prolisso…perdono

  10. Marina Marina scrive:

    perdonato! :D ma ancora non ho finito di leggere per risponderti…

  11. Sabrina sabrina scrive:

    io credo che la forza stia nel buon senso e nell’intelligenza del singolo. quello che voglio dire è che io ho anche alcuni colleghi di lavoro su Facebook, persone con cui non ho paura di condividere amenità. perchè non credo di poter tirare una linea così netta nella mia vita e assegnare ogni pecorella al suo ovile. (ironicamente parlando).

    va bene che i social network diversi ci permettono di esprimere le diverse sfaccettature della nostra vita, ma sarebbe bello che le nostre identità digitali non fossero così disgregate e contrapposte tra loro, che, con le dovute differenziazioni nei toni e nei contenuti, noi fossimo un unicum digitale che non deve avere paura di scrivere a su x perchè sa che lo potrebbe leggere y.

    e poi, secondo me, la separazione dei social network è molto molto relativa, facebook si integra con twitter che si integra con linkedin che a sua volta si integra anche con il blog and so on..

  12. Gaetano Anzisi scrive:

    Forse oltre che prolisso sono stato un po’ troppo teorico. Dividere in modo netto le diverse sfaccettature della propria vita nei vari social media e’ difficile ma e’ un dato socio-antropologico il fatto che un individuo ha toni del linguaggio e comportamenti diversi a secondo del contesto in cui si trova. E allora forse non e’ necessario tanta suddivisione ma solo essere consapevoli di cosa si fa con le proprie informazioni digitali. Noi siamo in Italia ma in altri paesi l’uso di Internet e’ molto più radicato nella vita di tutti i giorni e nel mondo professionale si inizia ad usare Internet per sapere con che tipo di persona ci si relaziona magari prima di un colloquio o di una riunione di lavoro.

  13. Sabrina sabrina scrive:

    anche in Italia ti si googla prima dei colloqui, c’ho le prove!
    e anzi vedo che fanno progressi anche con il recruiting online.. ma questa sarà un’altra onlystory :)

    io sono d’accordo con te sulla responsabilizzazione, il mio post è una riflessione/provocazione su un tema complesso come quello dell’identità digitale, sui cui filosoficamente parlando, ci si potrebbe stare ore a discutere.

    mi fa piacere che la “provocazione” sia stata colta.

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